lunedì 5 maggio 2008

Let's Followthewomen!!!!

Fonte: Repubblica.it

BEIRUT - Dai boschi di cedri all'odore pungente della macchia mediterranea. Dalla montagna al mare in 40 chilometri di splendida pedalata con 250 donne di 39 nazioni diverse. Anche questo è il Libano. Anche questa è “Follow the woman”, la manifestazione che si è aperta ieri a Beirut, arrivata alla sua quarta edizione che invita le donne di tutto il mondo a pedalare attraverso i paesi del Medio Oriente per condividere un'esperienza di pace. L'ideatrice e la promotrice è una donna statunitense, Detta Regan, che ha portato con sé anche le due figlie. Intorno a lei, un gruppetto di volontarie che ogni anno cercano sponsor e contatti con i territori attraversati per rendere visibile e fruttuosa la loro iniziativa. Quest'anno si parte dal Libano, per passare in Giordania e in Siria e terminare il tour nei Territori occupati della Cisgiordania. Le donne che partecipano vengono dalla Palestina, dall'Iran, dalla Turchia, dal Marocco, dall'Estonia, dalla Francia, la Danimarca, la Spagna, il Canada, e per i giorni prossimi è atteso anche un gruppo di donne israeliane. Le italiane sono in 20, due da Roma, il grosso da Padova, due dalla provincia di Siena, le altre da Venezia e Treviso. Dopo i discorsi ufficiali al Palazzo dell'Unesco, la carovana parte da Bakleen, Mount Lebanon, 900 metri sul livello del mare, sale e scende per i tornanti di un paesaggio che d'inverno è coperto di neve ed ora è un'esplosione di verde. Si passa per Ain-Bal, Ghariefi, Hasrout, Aanout, Daraxa, Sheim. In ogni paese la gente saluta, scatta foto con il cellulare, accoglie la comitiva con danze, distribuzione di fiori, dolci locali e narghilè. E' una festa.

Ma a proteggere il corteo ci sono i mitra dell'esercito libanese, le camionette, le moto. Uno scontro armato potrebbe scoppiare all'improvviso, la gente lo sa. “Il paese è paralizzato”, dicono gli organizzatori locali del Pyo, il Progressive Youth Organization, un'emanazione del partito al governo, “ma libero e con una sua agenda indipendente”, ripetono i leader. E' paralizzato perché da una parte c'è la coalizione di governo, dall'altra gli Hezbollah, uno stato nello stato. Due universi paralleli che non riescono a comporsi. E' per questo che da tre anni, in Libano, si rinviano le elezioni del presidente. E in mezzo a tutto questo le donne e la bicicletta, mezzo umile, povero, senza difese, quasi ridicolo nella complessità e nella drammaticità di questi territori. Ma le donne pedalano...

lunedì 14 aprile 2008

13 Apr 1975 - 13 Apr 2008 : No news , good news


Beirut (AsiaNews) – Il Libano “è sulla strada del collasso”: nel giorno che ricorda lo scoppio della guerra civile (13 aprile 1975), commemorato da una pacifica manifestazione, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir ha lanciato un nuovo monito contro l’ulteriore aggravarsi della situazione, che vede l’economia soffrire grandemente gli effetti della crisi politica.

La nazione, nelle parole dette dal porporato durane la messa celebrata a Bkerke, vive “frammentata, senza un presidente, con un governo dimezzato ed un parlamento che non può riunirsi”. Per tale situazione, che “dovrebbe spingere tutti a fare l’impossibile”, il patriarca ha chiesto a Dio di “ispirarci ciò che è meglio per la salvezza nostra e del nostro Paese”. “I dirigenti arabi – ha detto poi – sono coscienti della crisi. Qualcuno cerca di dare scacco alle soluzioni. I libanesi debbono essere vigilanti”.

Quasi a fare eco al monito del patriarca, associazioni che riuniscono genitori delle vittime e mutilati di guerra, insieme a movimenti pacifisti e studenti hanno ricordato a Beirut il triste anniversario dello scoppio della guerra civile con una marcia (nella foto) che ha seguito la vecchia linea di demarcazione fino al centro della capitale.

Continua intanto la diplomazia parallela degli esponenti politici. Il primo ministro Fouad Siniora è rientrato da Amman, dove ha incontrato re Abdullah II, che ha espresso la preoccupazione che “il proseguire dell’attuale situazione in Libano possa avere ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza non solo del Libano, ma dell’intera regione”.

Da parte sua il presidente del parlamento, Nabih Berri è rientrato da un giro che lo ha prtato dal presidente siriano Bashar Assad e da quello egiziano Hosni Mubarak.

venerdì 14 marzo 2008

Mr. Martino...what are you talking about?

Ritiro dei soldati dal Libano e ridispiegamento militare in Afghanistan e in Iraq, le intenzioni dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino. In un'intervista alla Reuters Martino, che afferma di volere per sè l'incarico di titolare della Difesa ma su questo non v'è nulla di "definito" , afferma il suo punto di vista tradizionalmente filoatlantico. "Ho intenzione di ridurre drasticamente", spiega Martino aggiungendo di esprimere un punto di vista assolutamente personale, "la nostra presenza in Libano, se non cancellarla del tutto, e inviare soldati in Afghanistan e in Iraq, dove ve ne è necessità".
Quanto al Libano, l'ex ministro della Difesa insiste nel voler rovesciare l'asse voluto da Massimo D'Alema, attuale ministro degli esteri. "Non solo dei soldati italiani in Libano non v'è assolutamente bisogno -ha sottolineato Martino- ma sono anche a rischio".

Have you ever been in some village in the South of Lebanon mr. Martino?

venerdì 7 marzo 2008

Bari, TerCom Project: Activation of mechanism to support rural territories and communities in Lebanon

“Per molte donne lavorare è una necessità, non un lusso”.
Sono parole di una imprenditrice rurale libanese che in questi giorni, insieme ad altre undici “colleghe”, sta frequentando un corso di formazione all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. Si chiama Sabah Zibaoui e da diciotto anni racconta di lavorare, in casa, per poter mandare i suoi tre figli all’università.

C’è la storia di Nawal che ha investito tutti i suoi averi in un’azienda agricola e che ha visto il suo primo raccolto distrutto dalla guerra del 2006. E che ora continua a lavorare per sanare i debiti contratti per ricostruire la sua azienda. Sono donne che non “mollano”, decise ad andare avanti per sé e per le altre donne che, come loro, continuano a credere nel lavoro che fanno.
Guidate da Wafa’a Dikah Hamzè, già ministro per le pari opportunità e membro fondatore del Comitato Nazionale delle Donne Libanesi, sono interessate alla costituzione di un Osservatorio nazionale in agricoltura che possa offrire assistenza, supporto e, altresì, monitorare la crescita della presenza femminile nel mondo rurale.

“L’Osservatorio che vogliamo costituire” ha detto Wafa’a Dikah Hamzè “deve essere in grado di raggiungere le donne imprenditrici dei villaggi più sperduti, non il contrario”.
“È la donna che riveste il ruolo naturale per lo sviluppo dell’agricoltura” ha detto il direttore dell’Iamb, Cosimo Lacirignola, “ed è per questo che è necessario costituire un Organismo che migliori la loro attività, che sia in grado di fare rete e impostare relazioni con le istituzioni locali”.

“Tra gli obiettivi del Ciheam” ha aggiunto la vice presidente del Ciheam, Giuliana Trisorio Liuzzi, “c’è quello di contribuire a fare dell’Osservatorio Nazionale in Agricoltura uno degli strumenti essenziali per promuovere effettive condizioni di «pari opportunità» per le donne mediterranee, secondo un’impostazione che può diventare un modello di riferimento per i Paesi in via di sviluppo dell’area mediterranea”.

Lo stage di formazione per le imprenditrici è organizzato nell’ambito del progetto TerCom “Attivazione dei meccanismi per il sostegno dei territori e delle comunità rurali in Libano”, sulla base dell'accordo stipulato un anno fa tra il governo italiano e il Consiglio per la ricostruzione e lo sviluppo (Cdr) del governo libanese e dell'Accordo Operativo tra il Ciheam-Iamb e il Ministero dell'Agricoltura libanese (Moa).

In particolare, il progetto TerCom è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, con il contributo della Regione Puglia ed attuato dallo Iamb. Nei sette giorni di corso le partecipanti avranno modo di assistere alle lezioni di ricercatori dell’Iamb sulla dimensione di genere nelle esperienze di cooperazione nell’area mediterranea. Alcuni rappresentanti di Confcooperative illustreranno le difficoltà e le soluzioni nella realizzazione di un piano aziendale, e porteranno le esperienze di alcune donne imprenditrici pugliesi. Le imprenditrici visiteranno la sede romana dell’ONILFA ed alcune aziende agricole pugliesi gestite da donne.
Nella mattinata dell’8 marzo, inoltre, parteciperanno al convegno “L’impresa di essere donna” organizzato dalla Camera di Commercio di Bari e, nel pomeriggio, visiteranno la sede barese del Conart dove saranno esposti anche i loro manufatti e si potranno degustare i loro prodotti alimentari.

venerdì 29 febbraio 2008

A te - Lorenzo Cherubini



A te che mi hai trovato
All' angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto

E mi hai portato con te [Lorenzo Cherubini, A Te]


............. e 6.

mercoledì 27 febbraio 2008

Guitar tabs: Canzone per Beirut [E.Bennato]

CANZONE PER BEIRUT - [Edoardo Bennato]

Do#- Fa#- Do#- Sol#
Cade dal cielo una pioggia scura
Do#- Fa#- Do#- Sol#
passa l’aereo che porta la paura
Do#- Fa#- Do#- Sol#
passa l’aereo che spara sulla terra
Do#- Fa#- Do#- Sol#
ma il suo rumore non copre la chitarra.

Do#- Fa#-
Can’t stop stars from shining
Si7 Mi
or Beirut from rising
Do#- Fa#-
non c’è più niente
Do#- Sol#
dove c’era il ponte.

Can’t stop stars from shining
or Beirut from rising
nessun colore
dove c’era il mare.

Spiaggia deserta, gioca una bambina
ma il suo pupazzo può essere una mina
ma nel suo sguardo grande come il mare
c’è tutta Beirut che si vuol rialzare.

Can’t stop stars from shining
or Beirut from rising
passa la guerra
col suo squallore.

Can’t stop stars from shining
or Beirut from rising
la guerra passa
Beirut non muore.

Passa la pioggia innaturale.

Can’t stop stars from shining
or Beirut from rising
Beirut ritorna
a scintillare.

venerdì 1 febbraio 2008

I want to understand




(original article of R. Fisk for The Independent here)

È stato l’esercito libanese a uccidere otto persone? Sembra che i soldati possano aver sparato a uno di loro per sbaglio. Ma visto che una delle vittime era l’ufficiale che legava la milizia Amal con l’esercito nazionale, sembra improbabile che i militari abbiano aperto il fuoco contro di lui. C’erano dei cecchini cristiani a est di Mar Mikael? Di certo, i soldati hanno sparato a dei cecchini nell’oscurità attorno alla chiesa maronita mentre i proiettili gli scoppiavano attorno.

Hizbollah (almeno cinque delle vittime sarebbero suoi sostenitori) ha rilasciato dichiarazioni che accusano l’esercito nazionale per aver "sparato in maniera indiscriminata sui dimostranti", facendo anche appello all’esercito perché "porti allo scoperto gli elementi criminali che hanno ucciso civili innocenti". Ma visto che la più ampia comunità rappresentata nell’esercito libanese è quella sciita, l’idea che abbiano sparato sui loro correligionari sembra un po’ forzata. Nelle turpi rivolte settarie di un anno fa, anche quando nelle strade sono apparsi uomini in armi, l’esercito non ha ucciso un solo libanese.

Dunque cosa ci insegnano queste nuove e spaventose violenze a Beirut? innanzitutto, la triste lezione è che ci sono centinaia di "civili" nelle strade attorno a Mar Mikael (sia cristiani che musulmani) che portano armi. Ognuno sa che gli abitanti di Beirut hanno conservato le loro armi della guerra civile.

Infatti, pochi giorni fa stavo tentando di ricordare se conoscessi qualcuno (a parte me) che non tenesse un fucile in casa; mi sono venute in mente solo quattro persone. Ma vederle nelle strade, con armi da fuoco in pugno, ci ha mostrato quanto siamo vicini all’orlo del vulcano. La seconda e forse più spiacevole lezione è che i violenti incidenti di Beirut si stanno intensificando. Una bomba ogni due mesi (una battaglia in strada ogni sei) può essere sostenibile.

Ma i libanesi avevano appena cremato i cinque morti della potente autobomba della scorsa settimana quando le vittime dei combattimenti di domenica subivano le abluzioni rituali e venivano preparate per la sepoltura. Il capitano Wissam Eid, il giovane ufficiale dell’esercito ucciso con l’autobomba della scorsa settimana – trapela adesso – era il massimo esperto delle autorità di sicurezza nel rintracciare le chiamate da telefono mobile. Oggi, il cellulare è il miglior amico dell’assassino (insieme al suo esplosivo e alla fedeltà dei suoi macabri compagni). Perciò l’uccisione di Eid ha costituito una battuta d’arresto da parte degli assassini del Libano.

Ieri la Lega araba se n’è venuta fuori con il suo ultimo appello per la pace in Libano, promettendo di mandare l’infinitamente disperante e annoiante segretario generale, Amr Mousa, di ritorno a Beirut per parlare a tutti i soliti sospetti. La realtà, naturalmente, è che la Lega è anche meno capace delle Nazioni Unite di portare la pace in Libano, e tutti sanno a Beirut che il generale Michel Sleiman, il capo dell’esercito libanese, sarebbe accettabile come presidente per tutte le parti del Paese.

Adesso siamo in attesa del 13esimo tentativo di eleggere il povero uomo, con tutti che pretendono che questo sia un problema libanese quando tutti quanti sanno che la violenza in questo paese proviene dal conflitto tuttora in corso tra Washington e Tehran. Questo è il destino del Libano.

(Traduzione di Carlo Miele per Osservatorio Iraq)