venerdì 9 maggio 2008

In diretta da Beirut (ore 15.53 Lebanon local time)

- After a tense standoff, the Lebanese Army has taken over Hariri's Future Movement militia office in Tareek el Jdeedeh.
- Reporting from Downtown Beirut: The Beirut Corniche is a flashpoint. Future TV is now off air.
- Reporting from Downtown Beirut: HEAVY Gunfire can be heard from the direction of Burj El Murr. If you are attempting to cross into the Hamra avoid the seaside entry points.
- Reporting from Downtown Beirut: Gunfire is loud and clear from where I am (near the Porsche dealership). Reports of heavy gunfire in Clemenceau and Hamra (a few minutes from here).
- Reporting from Downtown Beirut: Most of the Western part of Beirut is under the control of the Opposition. Jumblat is in Clemenceau, Hariri is in Koreitem, and Saniora is in the Saray. Passage in and out of different parts of the West of Beirut is very limited, but within the locked down areas - if you've got a strong heart - mobility is possible.
- Reporting from Downtown Beirut: St. Georges Hotel highway is closed with burning tires. Cut-off point is at the Marina Tower. Hizballah men (unarmed) are manning the post. Heavy Lebanese Army presence in and around Downtown Beirut. Lots of Press trying to get through. I asked if I could take a photo, they said "We're a bit busy, now's not the time." Lebanese Army APC & Tanks are on every street corner in Downtown Beirut. No clashes or fighting has erupted in or around the area.

Talking photo in Beirut


Given to us by the city of Teheran to the noble lebanese people

8 May 2008 - one day in Beirut


They kept on gun at 5.30 PM, as soon as Nasrallah finished to talk on tv. «The lebanese government —said Hizbollah sciite leader, black and orange dressed— has declared war». First gun, at 6.01 PM. Beyond the open window: blu sky, artillery, scent of spring, the deep sound of bombs, the sea at horizon. It seems a dream or something else. Outside, among the streets of a wonderful city, shoots between shiite and sunni factionssparatorie tra le fazioni: exactly what they were looking for.... The army, at the moment, is waiting, silence. Lot of soldiers are shiite, and a decision to attend and participate could break the last kind of national unity. From tanks, young head probably born during the civil war (1975-1990). Never, since then, Beirut has been so closed. Again. Hizbollah doesn't want to dismiss its private tlc network: last wedsnday they took in hostage the airport; yesterday, Nasrallah's speech then guns. Lebanese already knows, he knows the same dramatic history. And they were expecting it. Since 2 days, empty streets, empty markets, desert restaurant. In «Le Pecheur», among Corniche, only 3 tales are busy. Waiters, deliveried hommous and tabule, chat for a bit. They all own house, and want to come back. Nobody, whan it gets dark, go out. They wait. I suppose flight MEA 236, from Rome and Milan, has been the last to land in Beirut on wed: when arrived, carabinieri, paratroopers of italian army, were waiting for us, sent by embassador Checchia to gather italians. We walked for a km, in single file, dragging our baggages, along Airport Road, that cross the shiite zone, leaving at right side the palestinian camp of Shatila. Each 200mt before joining the jeep waiting for us, and handcrafted barricade - stones, tyres, rails - and few people were watching at us. Beard, mobiles, sunglasses; no army yet. Excited babies wearing the black shirt of Hizbollah, in search of stones to add on a mass. Someone welcomes «Ciao Italia». The proof we were authorized to pass; and that our carabinieri, soldiers and cooperators here made a good job. i'm here to attend a conference on Lebanese American University. It's impossible, to talk of the «role of journalist in the inter-cultural speech». So yesterday i walked in the city, my car had the diplomatic plate. The camp that Hizbollah set in Sodeco Square since december 2006, is still there. Tanks block the street to Hamra, other surround Hariri's office. The house of Jumblatt — montain's druse— is closed like a pix. Everywhere big photos of "martyrs" of the war, dead during years of violent peace. Tonight — friday 9 may — is scheduled the 80th Pizza Italians, after a century world tour, among 40 Countries. 100 subscribed: italians, lebanese friends, Institute of Culture. We haven't called off. Never leave Beirut, it's not used...

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BEIRUT — Hanno cominciato a sparare alle 17.30, appena Nasrallah (nella foto) ha finito di parlare in televisione.
«Il governo libanese—ha detto il leader del movimento sciita Hezbollah, vestito di nero e d'arancio—ci ha dichiarato guerra». Prima esplosione, alle 18.01. Oltre la finestra aperta: cielo azzurro, raffiche secche, odore di primavera, il basso delle granate, mare sullo sfondo. Sembra d'essere finiti nel sogno di qualcun altro.
Fuori, per le strade di quella che era una città bellissima, sparatorie tra le fazioni sciite e sunnite: come se non aspettassero altro. L'esercito libanese, per ora, non si mette in mezzo. Molti, nella truppa, sono sciiti, e la decisione di intervenire potrebbe spaccare l'ultima forza di unità nazionale. Dai carri armati sbucano teste di ragazzi nati durante la guerra civile (1975-1990). Mai, da allora, Beirut c'era tornata così vicina. Il Libano delle fazioni è ricaduto nel suo vizio assurdo.
Hezbollah non vuole che il governo smantelli la sua rete privata di telecomunicazioni: mercoledì ha preso in ostaggio l'aeroporto; ieri, il discorso di Nasrallah e le sparatorie. I libanesi hanno l'occhio lungo: sapevano che sarebbe andata a finir male. Da due giorni le strade sono semivuote, i supermercati svuotati, i ristoranti deserti. A «Le Pecheur», sulla Corniche, tre tavoli occupati; piccole onde contro i vetri, navi mercantili all'orizzonte. I camerieri, consegnati hummus e tabule, parlottano tra loro. Tutti hanno una casa, e devono tornarci.
Siriani contro anti-siriani, governo sunnita filo-occidentale e opposizione sciita, maroniti incapaci di issare un proprio uomo alla presidenza, come vuole la tradizione. Il rituale libanese—«un regime feudale mascherato», sussurra ridacchiando un conoscente locale — s'è incattivito di colpo. Nessuno, quando viene buio, esce per le strade. Si assiste, si aspetta. Ci sono Internet, i cellulari, la televisione: le notti di battaglia del XXI secolo non si vedono, s'intuiscono.
Credo che il volo MEA 236, da Roma e Milano, sia stato l'ultimo ad atterrare a Beirut, mercoledì: all'uscita ci aspettavano i nostri carabinieri paracadutisti del Tuscania, mandati dall'ambasciatore Checchia a raccogliere gli italiani in arrivo. Per un chilometro, in fila indiana, tirando i bagagli, abbiamo camminato lungo Airport Road, che attraversa i quartieri sciiti, e si lascia a destra il campo palestinese di Shatila. Ogni duecento metri, prima di arrivare ai fuoristrada in attesa, una barricata artigianale — sassi, gomme, ringhiere — e una piccola folla che ci studiava. Barbe, telefonini, occhiali da sole; niente armi visibili, non ancora. Ragazzini in motorino passavano dai varchi. Bambini eccitatissimi, anche loro con la maglietta nera di Hezbollah, cercavano sassi per aggiungerli al mucchio. Qualcuno salutava: «Ciao Italia». La prova che il transito era autorizzato; e i nostri carabinieri, soldati e cooperatori, da queste parti, hanno fatto un buon lavoro.
Sono venuto qui per una tavola rotonda alla Lebanese American University e una conferenza. Surreale—anzi, impossibile — parlare del «ruolo del giornalista nel dialogo interculturale». Così ieri ho girato la città, in un'auto con targa diplomatica: qualche varco si apriva, ma non tutti.
La tendopoli che Hezbollah ha piantato in Sodeco Square nel dicembre 2006, dopo la guerra con Israele, è ancora lì. Carri armati bloccano la strada per Hamra, altri circondano l'ufficio di Hariri, il figlio del presidente ucciso. La casa cittadina dei Jumblatt — drusi di montagna, quelli che il «Partito di Dio» considera i veri avversari — è chiusa come uno scrigno. Dovunque gigantografie di caduti, degli attentati che hanno ritmato la vita del Libano anche in questi anni di pace violenta. Ognuna delle diciotto fazioni, come un'organizzatissima tifoseria, ha i suoi simboli, i suoi striscioni, i suoi martiri, i suoi colori. E' il marketing del risentimento, e funziona.
Stasera — venerdì 9 maggio — è in programma la 80˚ Pizza Italians, dopo un giro del mondo durato dieci anni, attraverso quaranta Paesi. Cento iscritti: italiani da esportazione, amici libanesi, l'istituto di cultura. Non abbiamo ancora cancellato. Mollare, a Beirut, non si usa.

lunedì 5 maggio 2008

Let's Followthewomen!!!!

Fonte: Repubblica.it

BEIRUT - Dai boschi di cedri all'odore pungente della macchia mediterranea. Dalla montagna al mare in 40 chilometri di splendida pedalata con 250 donne di 39 nazioni diverse. Anche questo è il Libano. Anche questa è “Follow the woman”, la manifestazione che si è aperta ieri a Beirut, arrivata alla sua quarta edizione che invita le donne di tutto il mondo a pedalare attraverso i paesi del Medio Oriente per condividere un'esperienza di pace. L'ideatrice e la promotrice è una donna statunitense, Detta Regan, che ha portato con sé anche le due figlie. Intorno a lei, un gruppetto di volontarie che ogni anno cercano sponsor e contatti con i territori attraversati per rendere visibile e fruttuosa la loro iniziativa. Quest'anno si parte dal Libano, per passare in Giordania e in Siria e terminare il tour nei Territori occupati della Cisgiordania. Le donne che partecipano vengono dalla Palestina, dall'Iran, dalla Turchia, dal Marocco, dall'Estonia, dalla Francia, la Danimarca, la Spagna, il Canada, e per i giorni prossimi è atteso anche un gruppo di donne israeliane. Le italiane sono in 20, due da Roma, il grosso da Padova, due dalla provincia di Siena, le altre da Venezia e Treviso. Dopo i discorsi ufficiali al Palazzo dell'Unesco, la carovana parte da Bakleen, Mount Lebanon, 900 metri sul livello del mare, sale e scende per i tornanti di un paesaggio che d'inverno è coperto di neve ed ora è un'esplosione di verde. Si passa per Ain-Bal, Ghariefi, Hasrout, Aanout, Daraxa, Sheim. In ogni paese la gente saluta, scatta foto con il cellulare, accoglie la comitiva con danze, distribuzione di fiori, dolci locali e narghilè. E' una festa.

Ma a proteggere il corteo ci sono i mitra dell'esercito libanese, le camionette, le moto. Uno scontro armato potrebbe scoppiare all'improvviso, la gente lo sa. “Il paese è paralizzato”, dicono gli organizzatori locali del Pyo, il Progressive Youth Organization, un'emanazione del partito al governo, “ma libero e con una sua agenda indipendente”, ripetono i leader. E' paralizzato perché da una parte c'è la coalizione di governo, dall'altra gli Hezbollah, uno stato nello stato. Due universi paralleli che non riescono a comporsi. E' per questo che da tre anni, in Libano, si rinviano le elezioni del presidente. E in mezzo a tutto questo le donne e la bicicletta, mezzo umile, povero, senza difese, quasi ridicolo nella complessità e nella drammaticità di questi territori. Ma le donne pedalano...

lunedì 14 aprile 2008

13 Apr 1975 - 13 Apr 2008 : No news , good news


Beirut (AsiaNews) – Il Libano “è sulla strada del collasso”: nel giorno che ricorda lo scoppio della guerra civile (13 aprile 1975), commemorato da una pacifica manifestazione, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir ha lanciato un nuovo monito contro l’ulteriore aggravarsi della situazione, che vede l’economia soffrire grandemente gli effetti della crisi politica.

La nazione, nelle parole dette dal porporato durane la messa celebrata a Bkerke, vive “frammentata, senza un presidente, con un governo dimezzato ed un parlamento che non può riunirsi”. Per tale situazione, che “dovrebbe spingere tutti a fare l’impossibile”, il patriarca ha chiesto a Dio di “ispirarci ciò che è meglio per la salvezza nostra e del nostro Paese”. “I dirigenti arabi – ha detto poi – sono coscienti della crisi. Qualcuno cerca di dare scacco alle soluzioni. I libanesi debbono essere vigilanti”.

Quasi a fare eco al monito del patriarca, associazioni che riuniscono genitori delle vittime e mutilati di guerra, insieme a movimenti pacifisti e studenti hanno ricordato a Beirut il triste anniversario dello scoppio della guerra civile con una marcia (nella foto) che ha seguito la vecchia linea di demarcazione fino al centro della capitale.

Continua intanto la diplomazia parallela degli esponenti politici. Il primo ministro Fouad Siniora è rientrato da Amman, dove ha incontrato re Abdullah II, che ha espresso la preoccupazione che “il proseguire dell’attuale situazione in Libano possa avere ripercussioni sulla stabilità e la sicurezza non solo del Libano, ma dell’intera regione”.

Da parte sua il presidente del parlamento, Nabih Berri è rientrato da un giro che lo ha prtato dal presidente siriano Bashar Assad e da quello egiziano Hosni Mubarak.

venerdì 14 marzo 2008

Mr. Martino...what are you talking about?

Ritiro dei soldati dal Libano e ridispiegamento militare in Afghanistan e in Iraq, le intenzioni dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino. In un'intervista alla Reuters Martino, che afferma di volere per sè l'incarico di titolare della Difesa ma su questo non v'è nulla di "definito" , afferma il suo punto di vista tradizionalmente filoatlantico. "Ho intenzione di ridurre drasticamente", spiega Martino aggiungendo di esprimere un punto di vista assolutamente personale, "la nostra presenza in Libano, se non cancellarla del tutto, e inviare soldati in Afghanistan e in Iraq, dove ve ne è necessità".
Quanto al Libano, l'ex ministro della Difesa insiste nel voler rovesciare l'asse voluto da Massimo D'Alema, attuale ministro degli esteri. "Non solo dei soldati italiani in Libano non v'è assolutamente bisogno -ha sottolineato Martino- ma sono anche a rischio".

Have you ever been in some village in the South of Lebanon mr. Martino?

venerdì 7 marzo 2008

Bari, TerCom Project: Activation of mechanism to support rural territories and communities in Lebanon

“Per molte donne lavorare è una necessità, non un lusso”.
Sono parole di una imprenditrice rurale libanese che in questi giorni, insieme ad altre undici “colleghe”, sta frequentando un corso di formazione all’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. Si chiama Sabah Zibaoui e da diciotto anni racconta di lavorare, in casa, per poter mandare i suoi tre figli all’università.

C’è la storia di Nawal che ha investito tutti i suoi averi in un’azienda agricola e che ha visto il suo primo raccolto distrutto dalla guerra del 2006. E che ora continua a lavorare per sanare i debiti contratti per ricostruire la sua azienda. Sono donne che non “mollano”, decise ad andare avanti per sé e per le altre donne che, come loro, continuano a credere nel lavoro che fanno.
Guidate da Wafa’a Dikah Hamzè, già ministro per le pari opportunità e membro fondatore del Comitato Nazionale delle Donne Libanesi, sono interessate alla costituzione di un Osservatorio nazionale in agricoltura che possa offrire assistenza, supporto e, altresì, monitorare la crescita della presenza femminile nel mondo rurale.

“L’Osservatorio che vogliamo costituire” ha detto Wafa’a Dikah Hamzè “deve essere in grado di raggiungere le donne imprenditrici dei villaggi più sperduti, non il contrario”.
“È la donna che riveste il ruolo naturale per lo sviluppo dell’agricoltura” ha detto il direttore dell’Iamb, Cosimo Lacirignola, “ed è per questo che è necessario costituire un Organismo che migliori la loro attività, che sia in grado di fare rete e impostare relazioni con le istituzioni locali”.

“Tra gli obiettivi del Ciheam” ha aggiunto la vice presidente del Ciheam, Giuliana Trisorio Liuzzi, “c’è quello di contribuire a fare dell’Osservatorio Nazionale in Agricoltura uno degli strumenti essenziali per promuovere effettive condizioni di «pari opportunità» per le donne mediterranee, secondo un’impostazione che può diventare un modello di riferimento per i Paesi in via di sviluppo dell’area mediterranea”.

Lo stage di formazione per le imprenditrici è organizzato nell’ambito del progetto TerCom “Attivazione dei meccanismi per il sostegno dei territori e delle comunità rurali in Libano”, sulla base dell'accordo stipulato un anno fa tra il governo italiano e il Consiglio per la ricostruzione e lo sviluppo (Cdr) del governo libanese e dell'Accordo Operativo tra il Ciheam-Iamb e il Ministero dell'Agricoltura libanese (Moa).

In particolare, il progetto TerCom è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, con il contributo della Regione Puglia ed attuato dallo Iamb. Nei sette giorni di corso le partecipanti avranno modo di assistere alle lezioni di ricercatori dell’Iamb sulla dimensione di genere nelle esperienze di cooperazione nell’area mediterranea. Alcuni rappresentanti di Confcooperative illustreranno le difficoltà e le soluzioni nella realizzazione di un piano aziendale, e porteranno le esperienze di alcune donne imprenditrici pugliesi. Le imprenditrici visiteranno la sede romana dell’ONILFA ed alcune aziende agricole pugliesi gestite da donne.
Nella mattinata dell’8 marzo, inoltre, parteciperanno al convegno “L’impresa di essere donna” organizzato dalla Camera di Commercio di Bari e, nel pomeriggio, visiteranno la sede barese del Conart dove saranno esposti anche i loro manufatti e si potranno degustare i loro prodotti alimentari.