sabato 17 novembre 2007

Beirut runs



Tomorrow sat 18 Nov there is scheduled the Beirut Annual Marathon, over 18 000 are registered this year and hopefully its gonna be a great event.
Suad, a friend of mine, will participate with her two french guys and an italian girl.

I cannot forget that last year i was there to run the race unfortunately postponed as marked by Pierre Gemayel’s assassination.

Let's hope nothing happens this year.

lunedì 12 novembre 2007

Belmar after Brammertz in December

Il sostituto procuratore generale del Canada, Daniel Belmar, nuovo capo della commissione Onu sull'omicidio Hariri. Belmar sara' nominato "martedi' o mercoledi' prossimi" - secondo il quotidiano al-Hayat - a capo della commissione che fino a dicembre sara' ancora guidata dal giudice belga Serge Brammertz. Quest'ultimo presentera' alla fine di novembre al Consiglio di Sicurezza dell'Onu il suo settimo rapporto non definitivo sulle indagini per l'assassinio Hariri.

domenica 11 novembre 2007

Celestial worry about Lebanese Presidential Elections


Pope Benedict XVI Sunday expressed his concern about the presidential elections rescheduled for Nov. 21, underscoring that it was "crucial" for the future of the country. "The national assembly will be soon called upon to elect a new head of state," the pontiff said, adding that the ballot was "crucial for the survival of Lebanon and its institutions." "I add my concerns to those expressed recently by the Christian Maronite patriarch Cardinal Nasrallah Sfeir and his wish that all Lebanese can recognise the new president," he said. The ballot has been deferred three times since September 25 amid deadlock on a consensus candidate between parliament's majority bloc and the opposition, which includes factions backed by Syria and Iran. (AFP)

sabato 10 novembre 2007

To avoid the new empasse, the French role

Libano: schiarita sul presidente, D’Alema presto a Beirut

Piccola schiarita nel fosco scenario libanese per l’elezione del presidente. Nonostante il rinvio al 21 novembre della sessione parlamentare di lunedì 12, in cui era prevista una prima votazione, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir ha intrapreso una iniziativa per sottoporre al Parlamento una rosa di nomi tra i quali eleggere il capo dello Stato. Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Nahar, la rosa dovrebbe comporsi dai tre ai cinque nomi. Tuttavia, il Daily Star sottolinea come l’inviato diplomatico francese Claude Gueant stia cercando di tagliare a uno o a due i possibili papabili così da facilitare la scelta cui sarà chiamato il Parlamento di Beirut. La Francia sta tenendo un altissimo profilo nella crisi, con iniziative a tutto campo in Libano, in Siria e con la Lega araba, senza dimenticare che il tema è stato toccato anche dal presidente Nicolas Sarkozy durante il recente incontro con George W. Bush. L’iniziativa di Bkirki, come è definita quella lanciata dal patriarca Sfeir, favorisce una soluzione consensuale della querelle mentre allontana l’ipotesi di un presidente scelto a maggioranza semplice, un’ipotesi avanzata dal leader di “Forze libanesi” Samir Geagea ma considerata “un golpe” dall’opposizione filo-siriana. A favorire un’intesa tra i due campi contrapposti è anche l’atteggiamento degli Stati Uniti, almeno secondo quanto dichiarato venerdì dal deputato dell’opposizione Michel Murr. Secondo Murr, che aveva appena incontrato l’ambasciatore Usa Jeffrey Feltman, gli Stati Uniti non sono affatto favorevoli ad eleggere il presidente a maggioranza semplice, come è stato spesso riportato dalla stampa, e considerano la possibilità di giungere a una soluzione consensuale “al 90 per cento”.
Intanto, in preparazione della seduta del 21, viene dato per sicuro un incontro nei prossimi giorni tra il presidente della Camera, lo sciita Nabih Berri, e il leader della maggioranza, Saad Hariri. Dopo la missione di Gueant la Francia è intenzionata a sostenere il Libano passo passo fino all’elezione del presidente. Di conseguenza, è prevista per l’inizio della settimana una visita del ministro degli Esteri Bernard Kouchner, già recentemente a Beirut per le stesse ragioni assieme al collega italiano Massimo D’Alema e a quello spagnolo Miguel Angel Moratinos. Il Daily Star annuncia poi che anche D’Alema è pronto a partire per Beirut dove dovrebbe giungere entro la fine della prossima settimana. Il timore della comunità internazionale è che le due parti non trovino un accordo per il 24 novembre, data in cui, secondo la Costituzione, l’attuale presidente Emile Lahoud dovrà lasciare il proprio incarico. Come si ricorderà, già nel 2004 il filo siriano Lahoud ottenne una modifica costituzionale per estendere il proprio mandato tra le proteste dei suoi oppositori. Ora si teme che, qualora non sarà trovato l’accordo su un candidato, i due campi cerchino di forzare la situazione, l’uno attraverso una scelta a maggioranza semplice, l’altro per mezzo delle proteste di piazza, che negli ultimi mesi hanno paralizzato il Paese dei cedri.

What's up in Beirut?


Liban: la pression internationale s'accentue pour faire élire un président

BEYROUTH, AFP - La pression internationale s'accentue sur le Liban qui n'arrive pas à sortir de la crise politique pour élire un nouveau président, deux semaines seulement avant la fin du mandat du prosyrien Emile Lahoud. "La communauté internationale est inquiète à l'approche de l'échéance du 24 novembre", quand s'achève le mandat du président Lahoud, a déclaré à l'AFP une source diplomatique occidentale à Beyrouth.

La majorité parlementaire soutenue par l'Occident et l'opposition appuyée par Damas n'arrivent pas à se mettre d'accord sur son successeur. Le blocage est tel que les responsables libanais s'attendent à un report de la séance parlementaire de lundi consacrée à l'élection, après l'ajournement de deux précédentes sessions, le 25 septembre et le 23 octobre.

Le bras droit du président français Nicolas Sarkozy Claude Guéant est arrivé vendredi à Beyrouth, où il rencontrera les responsables libanais et le patriarche maronite Nasrallah Sfeir. Le président doit être issu de la communauté maronite, la plus puissante communauté chrétienne au Liban. La semaine prochaine, les ministres italien et français des Affaires étrangères, Massimo D'Alema et Bernard Kouchner, se rendront à Beyrouth, après une première visite fin octobre en compagnie de leur homologue espagnol, Miguel Angel Moratinos.

"La communauté internationale met tout son poids pour aider le Liban, car si l'élection n'a pas lieu, la situation va se détériorer", explique Rosanna bou Monsef, analyste au quotidien à grand tirage An-Nahar. "Echouer dans cette mission sera très grave pour elle".

Pour le député Boutros Harb, un des candidats de la majorité à la présidence, "le monde est devenu conscient que si les choses vont mal au Liban, c'est toute la région qui en pâtira".

Le Liban est plongé dans une grave crise politique depuis la démission des ministres chiites du gouvernement de Fouad Siniora le 11 novembre 2006. Depuis, le gouvernement est totalement paralysé, l'opposition menée par le Hezbollah chiite réclamant une part plus importante du pouvoir. "Cette période est très critique, on craint que quelque chose n'arrive pour contrarier le processus", selon Rosanna Bou Monsef.

Beaucoup au Liban et à l'étranger redoutent un nouvel assassinat pour empêcher l'élection, comme ceux dont ont été victimes depuis 2005 des personnalités antisyriennes, dans lesquels Damas est soupçonné d'être impliqué. Dans le dernier attentat en date, le 19 septembre, le député antisyrien Antoine Ghanem a été tué aux côtés de cinq autres personnes. Les pressions se focalisent d'ailleurs sur la Syrie, ancienne puissance de tutelle au Liban.

Le 4 novembre à Damas, "M. Guéant avait transmis au président syrien Bachar al-Assad un message de fermeté: le Liban doit élire un président par ses propres moyens, sans intervention étrangère", selon la source occidentale. Jeudi, les Etats-Unis ont fait savoir qu'ils "recourront à tous les moyens pour soutenir ceux qui veulent avoir une élection décente, juste et transparente".

La majorité affirme qu'en l'absence d'accord, ses députés pourront élire un président à la majorité simple entre le 14 et le 24 novembre, période durant laquelle ils pourront se réunir sans avoir été convoqués par le président du Parlement, Nabih Berri, un ténor de l'opposition.

L'opposition soutient qu'il est nécessaire de réunir un quorum de deux tiers des députés et que tout président élu sans ce quorum sera "illégitime". La majorité insiste pour que le futur président soit issu de son camp, ou du moins qu'il soit attaché "à l'indépendance et la souveraineté du Liban". L'opposition met en garde contre l'élection d'un candidat qui ne serait pas "consensuel", brandissant la menace de créer un gouvernement rival.

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Libano, Cresce la pressione internazionale per fare eleggere un presidente
Agence France Presse
Beirut – Cresce la pressione internazionale sul Libano, che non riesce a uscire dalla crisi politica per eleggere un nuovo presidente, a sole due settimane dalla scadenza del mandato del filo-siriano Emile Lahoud. "La comunità internazionale è preoccupata per l’avvicinarsi della scadenza del 24 novembre", quando terminerà il mandato del presidente Lahoud, ha dichiarato all’Afp una fonte diplomatica occidentale a Beirut. La maggioranza parlamentare sostenuta dall’Occidente e l’opposizione appoggiata da Damasco non riescono a mettersi d’accordo sul suo successore. Lo stallo è tale che i responsabili libanesi si attendono un rinvio della seduta parlamentare di lunedì, dedicata all’elezione, dopo quelli delle due precedenti sessioni, il 25 settembre e il 23 ottobre. Il braccio destro del presidente francese Nicolas Sarkozy, Claude Guéant, è arrivato venerdì a Beirut, dove incontrerà i responsabili libanesi e il patriarca maronita Nasrallah Sfeir. Il presidente deve provenire dalla comunità maronita, la più forte comunità cristiana del Libano. La prossima settimana, i ministri degli Esteri italiano e francese, Massimo D'Alema e Bernard Kouchner, si recheranno a Beirut, dopo una prima visita di fine ottobre con il loro omologo spagnolo, Miguel Angel Moratinos. "La comunità internazionale ce la sta mettendo tutta per aiutare il Libano, perché se non ‘c’è l’elezione, la situazione andrà a peggiorare", spiega Rosanna bou Monsef, analista del quotidiano di grande diffusione An-Nahar. "Fallire in questa missione si rivelerebbe molto grave". Secondo il deputato Boutros Harb, uno dei candidati della maggioranza alla presidenza, "il mondo è divenuto consapevole che se le cose vanno male in Libano, a soffrirne è tutta la regione". Il Libano è piombato in una grave crisi politica in seguito alle dimissioni dei ministri sciiti del governo di Fouad Sinora, l’11 novembre 2006. Da allora, il governo è completamente paralizzato, e l’opposizione guidata dallo Hezbollah sciita chiede un ruolo maggiore nella gestione del potere. "Questo momento è molto critico, si teme che non arrivi nulla a invertire il processo", dice Rosanna Bou Monsef. Molti in Libano e all’estero temono un nuovo assassinio per impedire l’elezione, come quelli di cui sono state vittime nel 2005 delle personalità anti-siriane, e delle quali Damasco è sospettata di essere coinvolta. Nell’ultimo attentato in ordine di tempo, il 19 settembre, il deputato anti-siriano Antoine Ghanem è stato ucciso insieme ad altre cinque persone. le pressioni si concentrano sulla Siria, antica potenza tutelare del Libano. Il 4 novembre a Damasco, "Guéant aveva trasmesso al presidente siriano Bachar al-Assad un messaggio di fermezza: il Libano deve elegger un presidente con i suoi propri mezzi, senza interventi stranieri", secondo la fonte occidentale. Giovedì, gli Stati Uniti hanno fatto sapere che "ricorreranno a tutti i mezzi per sostenere coloro che vogliono avere un’elezione decente, giusta e trasparente". La maggioranza afferma che in assenza di un accordo, i suoi deputati potranno eleggere un presidente a maggioranza semplice tra il 14 e il 24 novembre, periodo durante il quale potranno riunirsi senza essere stati convocati dal presidente del Parlamento, Nabih Berri, un esponente di primo piano dell’opposizione. L'opposizione sostiene che sia necessario raggiungere un quorum di due terzi dei deputati e che ogni presidente eletto senza questo quorum sarà "illegittimo". La maggioranza insiste perché il futuro presidente provenga dalle sue fila, o almeno che sia legato "all’indipendenza e alla sovranità del Libano". L'opposizione mette in guardia dall’elezione di un candidato che non sarebbe "consensuale", brandendo la minaccia di creare un governo rivale.

mercoledì 7 novembre 2007

Fri 9 Nov, "Khalass" free concert in Hamra starring Blend

This Friday, Nov. 9, the Khalass! Together For Lebanon campaign is putting on a free concert in Hamra starting at 8pm to unite Lebanese people in the call for dialogue, civil solutions, and an end to the crisis.




KHALASS! NO MORE SILENCE

FREE CONCERT

HAMRA Parking Lot after Librairie Antoine

8-11pm

Tania Saleh

Hiba Mounzer

Blend

Special Guest…Oumayma El Khalil



BRING YOUR FRIENDS & COME BY AT 8pm!
PASS THIS MESSAGE ALONG & TELL EVERYONE YOU KNOW…
There will be an opportunity to sign the petition and learn more about how to join Khalass! ( www.khalass.net).


Lebanese people are bombarded with negative, frightful images and discussions all day long. In order to combat this psychological terror, the Khalass! campaign along with generous artists and sponsors are putting on a free concert to make some noise and a statement…

The Lebanese people are paying attention, we demand civil solutions, we refuse violence! Dialogue is always an option.

venerdì 2 novembre 2007