giovedì 14 giugno 2007

Cooperation project between Lebanon and Italy, Regione Lombardia: Niguarda Milano & Hariri Hospital Beirut twinning



Regione Lombardia rilancia la cooperazione internazionale verso le popolazioni del Medio Oriente e del Libano in particolare. Una collaborazione già in atto da tempo, cui oggi si è aggiunta la firma del gemellaggio tra l'Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda di Milano e il Rafik Hariri University Hospital di Beirut. Il documento, sottoscritto in Regione Lombardia dai due direttori generali, Pasquale Cannatelli e Wassim Wazzam, è stato presentato in una conferenza stampa, insieme ad alcune altre iniziative, dal presidente Roberto Formigoni, dell'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani e dal sottosegretario Robi Ronza. Presente anche il console del Libano a Milano, Hassan Najem.

"Un'altra iniziativa umanitaria - ha detto Formigoni - che testimonia come la solidarietà sia nel Dna dei lombardi e soprattutto che va ad aggiungere un altro tassello ai progetti di cooperazione che abbiamo attivato nel mondo". Solo nel 2006 sono stati 58 i progetti finanziati da Regione Lombardia con uno stanziamento di 1,5 milioni (3 nel triennio). "Siamo ancora una volta orgogliosi di un'iniziativa di solidarietà che si aggiunge alle decine di operazioni simili promosse dalla Lombardia - ha aggiunto Bresciani - Da parte nostra ci siamo impegnati e continueremo a impegnarci nell'azione di governance di tutti gli attori coinvolti, affinché le popolazioni bisognose abbiano tutto l'aiuto che necessitano nel miglior modo possibile".

Incentrato sul trattamento dei trapianti di fegato e rene e della chirurgia epatobiliopancreatica, il gemellaggio rientra nel programma di collaborazione e sviluppo internazionale in ambito sanitario per il quale il governo regionale ha stanziato 180.000 euro per il periodo 2007-2009. Saranno effettuati frequenti scambi di equipe composte da medici e infermieri cui seguiranno corsi di aggiornamento, perfezionamento e specializzazione che sfrutteranno anche le opportunità che offre la tecnologia moderna e in particolare la teleconferenza. Saranno sviluppate anche attività di teleconsulto con trasmissione di dati per la gestione di pazienti individuati (selezione, studio e follow up), così come la fornitura di attrezzature necessarie al trattamento delle patologie. Completa l'accordo la pianificazione di un modello per la gestione dei trapianti di organo.

I FERITI CURATI NEGLI OSPEDALI LOMBARDI - Sono 13 i feriti civili libanesi che sono stati accolti e curati in Lombardia a partire dal loro arrivo a Linate il 28 settembre 2006. La lista comprende 7 ragazzi (tra i 6 e i 18 anni), 5 donne (tra i 22 e i 40 anni) e un adulto di 29 anni. Le patologie varie e tutte gravi: traumi cranici (una paziente era in coma), ustioni, amputazioni di arti, fratture multiple e ferite varie. La richiesta di curare presso strutture sanitarie lombarde i
feriti civili libanesi era stata avanzata al presidente Formigoni il 27 luglio dal console generale del Libano, Hassan Najem, durante la sua visita a Palazzo Pirelli. Formigoni aveva dato immediatamente piena disponibilità, sviluppando un'iniziativa in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e con la Croce Rossa.

I feriti sono stati accolti nei seguenti ospedali: Niguarda (5), Ospedali Riuniti di Bergamo (4), Sacco (2), Buzzi ICP (2). Dei 13 pazienti, 8 sono già stati dimessi e sono rientrati in Libano (il primo è stato dimesso già il 10 ottobre 2006 dal Sacco di Milano, seguito da altri quattro dimessi nello stesso mese da Niguarda), mentre altri 5 stanno terminando la riabilitazione: 4 di loro saranno a casa per la fine di giugno.

FIUME LITANI - L'intervento sul fiume Litani (il più lungo e largo del Libano, bacino di 2.160 km quadrati) si è reso necessario dopo i drammatici scontri del luglio 2006 che in soli 40 giorni hanno messo in ginocchio il Libano, provocando anche gravi danni al sistema idrico e agricolo. L'emergenza è stata affrontata da subito con l'aiuto immediato a 1500 famiglie sfollate dai luoghi del bombardamento, la riparazione dei canali irrigui bombardati nel Sud e nella Valle della Bekaa e la ricostruzione di una riserva d'acqua potabile da 3,5 milioni di litri e di una condotta, distrutte dai missili nella città di Balbeeck. In tutto sono state circa 200.000 le persone aiutate (5% della popolazione del Paese).

Il Litani e il suo bacino sono un'area nevralgica per l'economia e la vita della popolazioni libanesi. Ora, Regione Lombardia, tramite le Ong Avsi e Icu, realizzerà un progetto di pulizia e riassetto idrogeologico del Litani con parallelo sostegno agli agricoltori che vivono e lavorano lungo le sponde del fiume. "Regione Lombardia insieme al Ministero degli Esteri e all'Onu - ha detto Ronza - ha deciso di dare il proprio aiuto sfruttando il lavoro delle Organizzazioni non governative presenti sul territorio perché nessuno meglio di loro conosce qual è la reale situazione".

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